Mieli di Terra di Lavoro

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Terra Laboris olim Campania Felix (di Beatrice Diodato)
La Terra di Lavoro è una regione storica-geografica dell’Italia Meridionale, identificata in passato anche come Campania felix, oggi risultante divisa tra le regioni politico-amministrative del Lazio, della Campania e del Molise.
La sua ricostruzione storica e semantica riporta a secoli addietro, ci proietta in un viaggio affascinante volto alla ricerca di quelle fonti, greche e latine in primis, che ci presentano questa terra come mitica. La scelsero le divinità dei campi per farne la propria terra d’elezione, Libero e Cerere: Hinc… summum Liberi patris cum Cerere certamen .
Terra di antichi templi e millenari culti, quello di Marica sul Garigliano, di Diana Tifatina sugli omonimi monti e del misterico Mitra.
La scelsero sovrani e principi per erigere i loro troni, viandanti e pellegrini in cerca, ieri e oggi, di accoglienza e lavoro. È la terra delle Matres Matutae , statue uniche al mondo scolpite in tufo, realizzate in un periodo compreso tra il VI e il I secolo a.C. dalle popolazioni Osche.
I manufatti, rappresentano donne con uno o più neonati tra le braccia simbolo della feracità di una terra madre di figli, di messi, di vendemmie. Terra Laboris è percorsa al suo interno da un filo culturale di matrice classica, medievale, moderna e postmoderna.
La denominazione, ricalcata sul  toponimo Laboriae  di Plinio il Vecchio che, nell’opera Naturalis Historia, usa in riferimento ai Campi Leborini per indicare la fertile regione pianeggiante lungo il piede dell’Appenino Campano, tra i monti Aurunci, a nord, e la parte settentrionale dei Campi Flegrei, a sud, si riscontra in un documento, di dubbia originalità, di donazione di terre, risalente al 1092, da parte del Comes Casertae Goffredo in favore della figlia Rachilde.
È stata una delle amministrazioni territoriali piú vaste d’Italia. Istituita nel 1221 da Federico II di Svevia, era divisa ed amministrata piú o meno come una regione Italiana odierna, con dei capoluoghi chiamati distretti, che a loro volta erano suddivisi in circondariati e furono: Capua, quello più antico, Gaeta, Sora, Caserta dal 1818 per sostituzione del distretto di Capua, Nola istituito nel 1810 e Piedimonte d’Alife. Contava 258 comuni, 60 consiglieri provinciali e 789.829 abitanti prima del 1861.        
Camillo Porzio, avvocato e storico scriveva: “Concordemente da tutti gli scrittori è stimata la più bella regione del mondo, per il clima temperato, la grassezza dei terreni, e per i luoghi piacevoli”.


L’agricoltura è sempre stata la fonte principale di guadagno della zona, facendo stimare la provincia di Terra di Lavoro in tutta Europa per la produzione di ortaggi , frutta, salumi, latticini, seta, lino, per la mozzarella di Bufala, le famosissime olive di Gaeta, e soprattutto per la laboriosità degli abitanti.
Grazie alla presenza di un patrimonio faunistico e vegetativo unico al mondo, Terra di Lavoro vanta anche la produzione di ciò che i Greci definivano “nettare degli dei”: il Miele.
Testimone è anche la presenza, nella parte settentrionale del giardino inglese della splendida Reggia di Caserta, “dell’Aperia”,  una struttura spettacolare, che in epoca francese, divenne luogo di allevamento delle api per la produzione di miele (di qui il nome "aperia")
L’apicoltura è diventata, quindi, nel corso dei secoli un’attività dominante con varietà mellifere che possono definirsi, senza ombra di dubbio, delle vere eccellenze. Si veda, ad esempio, il prelibato miele di Melata prodotto a ridosso del Parco Regionale del Taburno - Camposauro nella provincia di Benevento o nelle aree del Massiccio del Matese; zone ricche di elementi del bosco misto che si mescolano con le essenze tipiche della macchia mediterranea.
La flora varia in base all’altitudine; in alta quota troviamo l’abete bianco mentre più in basso betulle, ginepri, querce e castagni.
Tipico è anche il Miele di sulla, una leguminosa coltivata come foraggera nelle zone dell’alto beneventano ai confini con il Molise, spesso la si trova  anche in forma reinselvatichita o spontanea. Si ricordi anche il “millefiori” dei Monti Aurunci, prodotto da giugno a settembre.
La produzione di miele millefiori è favorita dalla presenza di una notevole e straordinaria varietà di specie di piante che caratterizza questo territorio, molte delle quali abitualmente utilizzate dalle api; si passa, infatti, dai fiori della ginestra e dell’erica, a quelli del mirto, del corbezzolo, del carrubo, specie presenti nella macchia e nella foresta mediterranea, fino al castagno e al tiglio, oltre a tante altre specie arboree ed erbacee (come la salvia ed il timo) presenti a quote più elevate e nelle estese praterie delle zone più interne del Parco.
Tutte le varietà di miele degli Aurunci hanno comunque caratteristiche peculiari, sia dal punto di vista organolettico che nutrizionale: di particolare interesse la varietà di miele ottenuta dai fiori di agrumi, caratterizzata da aromi unici e prodotta soprattutto nella zona di Fondi dove sono diffusi estesi aranceti.
L’apicoltura Campana comprendente anche quella di Terra di Lavoro, si colloca tra le prime otto apicolture regionali.
Il comparto in questi anni è cresciuto per numero di operatori e per alveari allevati.
La crescita è stata il frutto di una tendenza socio-culturale che ha attratto verso l’apicoltura nuove figure professionali, talora molto distanti dal mondo agricolo anche se, spesso, legato a questo per colleganza familiare o per disponibilità di spazi rurali necessari all’esercizio di quest’attività. Le nuove aziende sono per lo più condotte da giovani imprenditori con grado d’istruzione medio-alto che hanno rilevato attività familiari preesistenti marginali o, in alcuni casi, partendo da zero.
In questo quadro trova spazio un mondo di apicoltori che hanno fatto di questa professione una vera e propria scelta di vita. Anche in questo consiste la duttilità del cittadino di terra di lavoro, duttilità che è insita nella storia che corre lungo la Via Appia, veicolo di culture e conquiste.
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